a

IA e interpretariato: cosa può (e non potrà mai) essere sostituito

by | Mar 2, 2026 | Interpretariato

Professionista che utilizza interfaccia digitale a rappresentare il rapporto tra IA e interpretariato umano

In questi anni abbiamo assistito ad un continuo miglioramento delle intelligenze artificiali, il loro impiego è cresciuto esponenzialmente e, se inizialmente il loro lavoro veniva percepito come inaffidabile e grossolano, ultimamente i risultati sembrano essere degni di apparire anche in diversi ambiti professionali. Il dibattito sull’utilizzo dell’IA è in corso da tempo, così come accade per ogni progresso tecnologico, o semplicemente per ogni novità. In campo di mediazione linguistica e interpretariato sono già largamente in uso diversi software e app in grado di tradurre in tempo reale, la domanda dunque sorge spontanea: è il caso di preoccuparsi? Fino a che punto l’IA potrà sostituire l’interprete umano, e cosa resterà insostituibile?

Innanzitutto, è bene specificare che l’interpretariato comprende più discipline, tra cui interpretariato di conferenza simultanea o consecutiva, chuchotage e interpretazione di trattativa. L’intelligenza artificiale linguistica, a sua volta, si serve di più modelli per portare a termine il suo compito, tra cui modelli di speech-to-text, machine translation e large language models, le cui funzionalità attuali più diffuse sono riconoscimento vocale, traduzione automatica neurale e sintesi vocale. Vale inoltre la pena fornire alcuni dati per comprendere il contesto: la disciplina dell’interpretariato con il tasso più elevato di adozione di IA è l’interpretazione simultanea da remoto; le tecnologie più efficienti al momento sono il riconoscimento vocale, la traduzione automatica neurale e la sintesi vocale; mentre le piattaforme più utilizzate che le sfruttano sono Zoom AI Companion (riconoscimento del parlato, traduzione simultanea e generazione di sottotitoli in tempo reale in 46 lingue), e Google Interpreter Mode (modalità interprete in 29 lingue in tempo reale). Tuttavia, i limiti di tali strumenti, e altri simili, sono già ben noti. Sono ad esempio comuni errori relativi a rumori di fondo, accenti, idiomi o linguaggio specialistico.

L’intelligenza Artificiale è tuttavia una risorsa molto utile anche in campo linguistico. Può velocizzare e semplificare il lavoro di traduttori e interpreti dal momento che è in grado di gestire grandi volumi di contenuti, fornire traduzioni con un’accuratezza sufficiente – se affiancata al lavoro di un professionista – e garantisce accessibilità e immediatezza. Inoltre, strumenti alimentati dall’IA potrebbero fare al caso di diverse aziende e agenzie che si ritrovano ad affrontare compiti linguistici non interpretativi come trascrizioni, traduzioni di base, supporto alla comunicazione quotidiana, e potrebbero essere d’aiuto a PMI e startup che non dispongono del budget necessario a supportare il costo relativo alla qualità del servizio dell’interprete. Dunque, non tutti gli strumenti di IA vengono per nuocere.

D’altra parte, esistono svariati compiti che richiedono la versatilità umana e, almeno per il momento, la tecnologia non può supplire alla sua mancanza. L’IA, ad esempio, non è in grado di comprendere le intenzioni comunicative, tra cui sottotesti, impliciti e ironia. Fatica a riconoscere registri differenti, contesti e reazioni non verbali, variazioni stilistiche e sfumature emotive. Non sarà mai in grado di gestire situazioni complesse che, oltre all’esperienza, richiedono un lato umano, come mediazione interculturale, o gestione del conflitto e della sensibilità diplomatica. Per non parlare di contesti delicati come conferenze diplomatiche, negoziazioni legali, colloqui medici e altre situazioni ad alto rischio di fraintendimento. Infine, esistono diversi problemi pratici come errori e bias nell’algoritmo, questioni di privacy, sicurezza dei dati e copyright, e affidabilità in situazioni critiche.

L’introduzione dell’IA ha quindi portato con sé sia preoccupazioni sia benefici. Conferisce indubbiamente velocità e immediatezza ai lavori, riduzione dei costi, amplia l’accessibilità ed è un ottimo strumento per supportare traduttori e interpreti in compiti secondari come trascrizioni, ricerche e preparazione di glossari. Nonostante ciò, non possiamo completamente affidarci all’IA, se non prendendosi il rischio di incomprensioni, lavori non professionali, fuga di dati sensibili e molto altro. La conclusione che possiamo trarre è che l’IA è uno strumento fondamentale, ma tale deve rimanere. Non può sostituirsi a un professionista, ma un professionista può tenerlo come alleato e aiutante.

Traduci il tuo valore.

Hai un progetto in mente? Parliamone.

Martina Giannotti

Martina Giannotti

Fondatrice Words&Co e Consulente Linguistica

Traduttrice, interprete e autrice freelance specializzata in contenuti in ambito turistico, editoriale e nelle Scienze Sociali.

I nostri servizi

 

  • Traduzione
  • Interpretariato
  • Copywriting
  • Ghostwriting
  • Revisione & Proofreading
  • Post-editing

Ogni parola conta. Dai valore alle tue.

Supportiamo aziende e professionisti con servizi linguistici su misura, accurati e strategici.

Articoli correlati

5 cose che non sai del copywriting

5 cose che non sai del copywriting

Chi lavora con le parole – come noi, interpreti e traduttrici – sa bene quanto possano essere potenti. Ma c’è un settore in cui la parola diventa vero e proprio strumento strategico: il copywriting. Se pensi che sia solo “scrivere bene”, preparati a ricrederti: ecco 5...